OTTO NEURATH · The Language of Global Polis
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Il sociologo, nato a Vienna nel 1882 e vi ha trascorso gran parte della sua carriera, si trasferì all'Aia nel 1934 in fuga dal totalitarismo, e nel 1940 —dopo l'invasione nazista dell'Olanda— fuggì in Inghilterra, dove morì a 1945. I sei anni di residenza nei Paesi Bassi spiegano in parte questa pubblicazione, che coincide con una mostra organizzata all'Aia nel 2008, ma una ragione più forte è la rinnovata attualità dell'opera di Otto Neurath in un momento travagliato che mette in discussione modelli economici, tecnici e urbani, data l'entità della crisi climatica e il persistere di disordini geopolitici.

Il libro di Nader Vossoughian presenta i viennesi come un gigante dimenticato, precursore dell'età dell'informazione; come un teorico della modernità le cui strategie pragmatiche possono ancora essere utili nella politica contemporanea arena; e, soprattutto, come agitatore di architettura, urbanistica e design attraverso i suoi interventi nella promozione dell'edilizia popolare, le sue mostre di piani urbani e i suoi affascinanti pittogrammi statistici.

Finora conoscevamo meglio il Neurath del Circolo di Vienna, l'interlocutore di Rudolf Carnap, Hans Hahn o Moritz Schlick; dietro quest'opera esemplare, scopriamo Neurath in dialogo con Adolf Loos, Lászlo Moholy-Nagy o Cornelis van Eesteren, per non parlare dei suoi rapporti ambivalenti e tempestosi con il Werkbund, il Bauhaus o il CIAM. Le sue esperienze di 'urbanistica gitana', autogestita e comunitaria, sono quindi singolarmente attraenti, sulla scia intellettuale della Gemeinschaft di Ferdinand Tönnies, uno dei le influenze chiave del suo pensiero; le sue proposte museologiche come strumenti di cambiamento politico, ispirate all'austromarxismo di Max Adler e Otto Bauer, con la loro enfasi sulla dimensione culturale delle trasformazioni sociali; e il suo impegno per la globalizzazione e la standardizzazione del linguaggio grafico e della rappresentazione sociale, sotto l'influenza del bibliografo Paul Otlet (autore con Le Corbusier del 'Mundaneum', un progetto museale mondiale) e con la collaborazione di il grafico Gerd Arntz, autore dei formidabili ideogrammi raccolti in ISOTYPE, antecedenti delle icone utilizzate oggi dai programmi per computer alla segnaletica urbana.

Oltre alla sua difesa della creazione interattiva, che oggi lo presenta come pioniere delle enciclopedie online o dell'urbanistica partecipata, il tratto del suo L'opera quella che sembra più attuale è l'esatta e laconica bellezza dei suoi pittogrammi: in quell'estetica pedagogica e democratica risiede forse la validità di una Vienna che ancora ci ispira.

Lingua: Inglese
Rilegatura: Copertina morbida
Pagine: 176
Layout: 17,15 x 1,91 x 22,23 cm